I futuri rapporti tra Barack Obama e l’Europa

13 Nov 2008 In: Opinioni

Il disastroso incidente diplomatico di Silvio Berlusconi che ha definito Obama “un presidente abbronzato”, ha suscitato non poche perplessità negli Usa. Purtroppo l’umorismo all’italiana si trasforma spesso in sarcasmo e qualche volta cade tragicamente nel baratro del razzismo. La telefonata del Presidente del Consiglio con la quale ha rinnovato ad Obama infinita stima e promesse di collaborazioni a tutti i livelli, è stata utile per archiviare l’ennesima figuraccia di livello internazionale che l’imprenditore prestato alla politica ha rimediato ai danni di tutti noi.
Conosciamo lo scarso peso internazionale dell’Italia, ma l’elezione del nuovo Presidente ha posto le basi per un vero riavvicinamento tra Europa e Stati Uniti. Ci sono tutte le premesse per un miglioramento dei rapporti, in quanto Spagna, Francia e Germania sono guidate da leader non ostili alla futura amministrazione Usa. Occorre però accordarsi su temi delicati come: il riordino del sistema finanziario ancora in tempesta, un progetto comune per fronteggiare i cambiamenti climatici e la guerra in Afghanistan. S’intende studiare un nuovo sistema finanziario alla Bretton Woods. La conferenza di Bretton Wood stabilì una serie di regole per la disciplina delle relazione finanziarie e commerciali tra i paesi più industrializzati del mondo. Oggi, come nel 1944, l’Europa vuole ricostruire il capitalismo globale anora fortemente radicato nel libero mercato, eccessivamente libero direi. Usa ed Europa saranno quindi chiamate ad affrontare un lungo e complicato percorso prima di accordarsi su un progetto comune. Forse Obama potrà essere l’uomo in più in questo senso.
Il tema Afghanistan è ancor più intricato del precedente. E’ da escludere che Spagna, Francia e Germania si mostreranno disponibili ad inviare migliaia di soldati in più allo scopo di dare man forte all’esercito Usa, ormai provato da una guerra interminabile e costosa in termini di danaro e vite umane. E proprio in questi giorni Obama ha criticato Bush per non aver dato massima priorità alla cattura del terrorista Osama Bin Laden.
Secondo gli analisti Europa e Usa hanno l’occasione di ricostruire la governance mondiale prima che sia troppo tardi.

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Un libro pubblicato prima del V2-Day, un’analisi della carriera di Beppe Grillo con una particolare attenzione verso i lati oscuri del suo staff, la Casaleggio Associati che finanzia le sue attività ed il movimento dei MeetUp e delle Liste Civiche.

Grillo stesso ci ha insegnato a non lasciarci ingannare, ad andare sempre in fondo alle cose. Non si può mentire a lungo ha detto, in una conferenza stampa andata in onda in una nota trasmissione televisiva, i politici stiano attenti perché la rete rivelerà tutte le loro mancanze e i loro scheletri.
Adesso anche Beppe è diventato un politico (checchè ne dica lui) quindi deve sottoporsi come tutti al giudizio dell’opinione pubblica e della rete. (Nicoletta Selis - Organizer meetup Gruppo di Resistenza Oristanese).

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Le possibili strategie di Barack Obama contro Al Queda

10 Nov 2008 In: Opinioni

Nella complicata partita contro Al Queda, la più pericolosa organizzazione terroristica del mondo, è ormai chiaro che il Pakistan ha assunto un ruolo chiave e molto pericoloso. La situazione è peggiorata dopo che le forze di coalizione capeggiate dagli Usa e supportate dei comandanti afghani, hanno spinto i leader Talebani e di Al Queda fuori dall’Afghanistan, all’interno dei confini Pakistani. Interi apparati dello Stato e parte dei servizi segreti sono finiti sotto il controllo dell’organizzazione guidata da Osama Bin Laden. E’ eclatante il caso Mahmud Ahmad, ex direttore dell’Isi - la potente agenzia pakistana - che è sospettato di aver contribuito con cospiqui finanziamenti all’attentato dell’11 settembre 2001. Inoltre, l’appoggio dell’ex Presidente pakistano Pervez Musharraf agli Stati Uniti, è stata solo un’operazione di facciata, mentre l’Isi ha continuato indisturbata nel fornire aiuti ai Talebani e Al Queda. Una nuova organizzazione, la Taliban Movement of Pakistan, ha creato un’area protetta, una zona grigia situata tra l’Afghanistan ed il Pakistan, dove il governo è incapace di riprendere il controllo della situazione.

Barack Obama, nel corso della campagna elettorale, ha dichiarato esplicitamente che gli Usa non possono più fare affidamento nelle capacità del Pakistan di far valere le leggi, e l’esercito Usa dovrà farsi carico del problema senza l’appoggio del governo locale. Anche il repubblicano McCain aveva ribadito la necessità d’inviare più truppe lungo i confini Afghani, sostegni economici, contribuire nella ricostruzione delle infrastrutture, nonchè accellerare l’addestramento delle forze armate e di polizia afghane. Il neo Presidente degli Usa ha anche il difficile ruolo di rimettere in modo la macchina della diplomazia, che è rimasta paralizzata dall’amministrazione Bush, perchè l’uso delle armi nella “guerra contro il terrore” era l’unico modo per abbattere il nemico. Ma ora questo nemico ha il sostegno di una pluralità di soggetti ed ha l’interesse a diffondere disordini e malcontento a macchia di leopardo. Barack Obama intende porre fine a queste guerra impopolare, ma non potrà richiamare le truppe fino a quando la “zona grigia” non sarà stata purgata dalla piaga dei terroristi e non prima che Afghanistan e Pakistan saranno capaci di garantire la stabilità autonomamente. Forse ci vorranno anni…..

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