Politica Nazionale ed Internazionale - Domestic and Foreign Policy
Un libro pubblicato prima del V2-Day, un’analisi della carriera di Beppe Grillo con una particolare attenzione verso i lati oscuri del suo staff, la Casaleggio Associati che finanzia le sue attività ed il movimento dei MeetUp e delle Liste Civiche.
Grillo stesso ci ha insegnato a non lasciarci ingannare, ad andare sempre in fondo alle cose. Non si può mentire a lungo ha detto, in una conferenza stampa andata in onda in una nota trasmissione televisiva, i politici stiano attenti perché la rete rivelerà tutte le loro mancanze e i loro scheletri.
Adesso anche Beppe è diventato un politico (checchè ne dica lui) quindi deve sottoporsi come tutti al giudizio dell’opinione pubblica e della rete. (Nicoletta Selis - Organizer meetup Gruppo di Resistenza Oristanese).
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Nella complicata partita contro Al Queda, la più pericolosa organizzazione terroristica del mondo, è ormai chiaro che il Pakistan ha assunto un ruolo chiave e molto pericoloso. La situazione è peggiorata dopo che le forze di coalizione capeggiate dagli Usa e supportate dei comandanti afghani, hanno spinto i leader Talebani e di Al Queda fuori dall’Afghanistan, all’interno dei confini Pakistani. Interi apparati dello Stato e parte dei servizi segreti sono finiti sotto il controllo dell’organizzazione guidata da Osama Bin Laden. E’ eclatante il caso Mahmud Ahmad, ex direttore dell’Isi - la potente agenzia pakistana - che è sospettato di aver contribuito con cospiqui finanziamenti all’attentato dell’11 settembre 2001. Inoltre, l’appoggio dell’ex Presidente pakistano Pervez Musharraf agli Stati Uniti, è stata solo un’operazione di facciata, mentre l’Isi ha continuato indisturbata nel fornire aiuti ai Talebani e Al Queda. Una nuova organizzazione, la Taliban Movement of Pakistan, ha creato un’area protetta, una zona grigia situata tra l’Afghanistan ed il Pakistan, dove il governo è incapace di riprendere il controllo della situazione.
Barack Obama, nel corso della campagna elettorale, ha dichiarato esplicitamente che gli Usa non possono più fare affidamento nelle capacità del Pakistan di far valere le leggi, e l’esercito Usa dovrà farsi carico del problema senza l’appoggio del governo locale. Anche il repubblicano McCain aveva ribadito la necessità d’inviare più truppe lungo i confini Afghani, sostegni economici, contribuire nella ricostruzione delle infrastrutture, nonchè accellerare l’addestramento delle forze armate e di polizia afghane. Il neo Presidente degli Usa ha anche il difficile ruolo di rimettere in modo la macchina della diplomazia, che è rimasta paralizzata dall’amministrazione Bush, perchè l’uso delle armi nella “guerra contro il terrore” era l’unico modo per abbattere il nemico. Ma ora questo nemico ha il sostegno di una pluralità di soggetti ed ha l’interesse a diffondere disordini e malcontento a macchia di leopardo. Barack Obama intende porre fine a queste guerra impopolare, ma non potrà richiamare le truppe fino a quando la “zona grigia” non sarà stata purgata dalla piaga dei terroristi e non prima che Afghanistan e Pakistan saranno capaci di garantire la stabilità autonomamente. Forse ci vorranno anni…..
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La vittoria schiacciante alle presidenziali Usa del senatore dell’Illinois è anche uno spunto di riflessione sul concetto di democrazia. La democrazia è libertà, uguaglianza, diritti ed anche un governo che rispecchia la volontà popolare. Ha ragione il neo Presidente ha dire che negli Usa tutto è possibile. Perchè? La campagna elettorale è stata la dimostrazione di quanto sono chiare le regole delle competizione politica. I confronti televisivi hanno permesso di capire le differenze e analogie tra i due candidati. “Change”, “Cambiamento” è stato uno dei tormentoni di queste elezioni. Gli statunitensi hanno potuto voltare pagina perchè nel loro paese ci sono norme precise che favoriscono il rinnovamento della classe politica ed impediscono pericolosi conflitti di interesse. Ecco, capite che l’Italia si trova in una situazione diametralmente opposta; un’arretratezza che ci ha fatto diventare il fanalino di coda dell’Europa. La meritocrazia, ove applicata, comporta la costituzione di una classe dirigente di alto livello culturale e politico, indipendentemente dalle origini ed in questo caso, dal colore delle pelle. Un paese per evolversi ha bisogno di grandi uomini, i migliori e non pagliacci. Questo è innegabile. Nello stesso tempo, la vittoria di Obama ci ha cambiati, o comunque ha toccato la sensibilità di tutti coloro che hanno seguito con passione queste elezioni.
Ora tocca a Obama e ad il suo neonato staff di transizione a predisporre tutti gli strumenti per il “Change” in attesa di prendere in consegna le chiavi della White House il prossimo 20 gennaio. La cosa che più salta all’occhio è la creazione di un gabinetto di transizione composto da alcuni collaboratori della presidenza Clinton. “El negro”, com’è stato definito dal presidente venezuelano Chavez, dovrà occuparsi di tante cose: due guerre in atto, le proteste del Pakistan per gli attacchi dell’esercito Usa lungo i confini dell’Afghanistan, la chiusura del carcere di Guantanamo, le ambizioni nucleari dell’Iran, rapporti con la Russia, avviare il processo di riduzione delle diseguaglianze economiche (principale promessa della campagna elettorale), la riforma della sanità e l’ambiente.
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