L’articolo di Marino Niola su Repubblica sembra un approfondimento del primo post di questo blog. Non è un atto di presunzione ma solo una constatazione, perchè ci sono molte definizioni e diversi modi con i quali osservare i Blog.

Qualcuno li considera un po’ come la versione immateriale dello Speaker’s Corner, letteralmente angolo dell’oratore, di Hyde Park a Londra, dove chiunque può montare su una cassetta di legno a mo’ di palco e predicare sul mondo in assoluta libertà. Occupando un angolo di spazio pubblico per dire la sua. Quella minuscola cassetta garantisce una sorta di extraterritorialità che consente a ciascuno di dire fino in fondo tutto ciò che pensa”.

L’extraterritorialità è un angolo virtuale privo di vincoli all’immaginario da usare senza eccessi. Ma è proprio la libertà più totale che ci fa dire di tutto senza timori di sorta. Sui blog siamo capaci di scrivere cose che nel mondo reale non ci sogneremo neanche di dire a voce.

Per quanto diversi fra loro, i blogger nascono dal linguaggio e vivono di linguaggio. Un regime democratico, dove ciascuno è opinionista nel libero mercato delle opinioni, senza gerarchie di posizione, senza ruoli, senza il peso dell’autorità. Dove ognuno è quel che scrive, dove tutti hanno pari facoltà d’interlocuzione. È la nuova utopia della libertà e dell’eguaglianza. Compensazione simbolica al malessere attuale della democrazia in carne e ossa.

Vero, perchè bloggare mi ha arricchito, sviluppando le mie capacità critiche e comunicative. E non considero questo strumento come la nuova utopia della libertà, perchè se con un blog si mobilitano migliaia di persone, allora la Blogosfera sarà capace di produrre un profondo cambiamento sociale.

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